Si desta dalla pigrizia
la mia sostanza
sospinta
dal tenue sorriso dell’aurora
e dal riverbero dei raggi del sole
al suo baluginare
e dal vento,
che, frusciando tra le fronde,
effonde l’olezzo di primavera.
Rampolla nell’aria il fervore
di canti di uccelli in amore,
di rondini che tornano al nido,
di effusioni al garrulo grido.
In questo vortice di eterno incanto
annega il dolore, si eclissa il pianto
da grommo il cielo si è fatto terso
e nel suo giubilo rimango immerso.